Fantasia & Desiderio

Breguet-Fils-Paris-No-2667-Precision-Watch-   Quella mattina la foschia confondeva le colline e queste, confuse, faticavano a lasciarsi percorrere  senza  smarrire qualcuno. Solo Desiderio, il Pastore, le attraversava in lungo e in largo, non toccato dal timore di perdersi. I sentieri sancivano la geometrica divisione dei seni e delle valli, quel giorno annebbiate e del tutto disorientanti. Desiderio era alto e forte, sempre aggrappato a un bastone intagliato nel passeggio, vestito di lana, sandali e affetto dal sorriso triste di chi ha insegnato al corpo la mansuetudine di agire senza risentir della volontà. Tutte le mattine Desiderio portava Fantasia a pascolare, non più vicino, non più lontano e tutte le mattine Fantasia riusciva a scappare dalle sapienti mani del Pastore, per scomparire dietro i sentieri, dietro la terra delle Colline, talvolta, come quella mattina, confuse. Fantasia era una pecorella, ma non era bianca, era dello stesso colore del caffèlatte balordo, quello che in queste mattine di nebbia non ti scalda, ma ti disgusta. Fantasia aveva un pelo morbidissimo, forse non pregiato come quello dei suoi simili, e aveva le orecchie verdi. Era indiscutibilmente uno degli animali più curiosi per caso partoriti da madre natura, e forse anche da questo, la stravaganza del carattere. Fantasia era convinta di essere il Cane mandriano, quel vigilante onnipresente e vocato a proteggere il gregge di Desiderio. Ma Fantasia stessa era il gregge, le altre pecore vivevano solo sulle palpebre del Pastore un attimo prima che questo si assopisse. Quella mattina, proprio quella mattina, Desiderio , apprestatosi a intraprendere il medesimo percorso, notò qualcosa di strano: gli insetti tacevano, il vento tardava ad arrivare e anche le nuvole cercavano di schiacciarsi sulla punta delle colline. Quella mattina tutti erano ciechi e sordi, e potevano crogiolarsi nell’intorbidimento dei sensi. Ogni cosa meccanica sarebbe stata più meccanica del solito. La pecorella e il suo pastore, malappoggiando un piede avanti all’altro, camminavano. Arrivati al solito punto, onde evitare che l’astuto animale scappasse da sè, Desiderio slegò Fantasia e le raccomandò:

-Vecchia mia, non t’inventare nulla oggi, concedimi di poltrire. Qui sei libera, come tutte le mattine. Sei libera di restare, di andare verso i pascoli migliori, di tornare o di non tornare più. Stamattina tutto tace e io avverto com’è vero Dio, che Dio stesso non vuole distrarre i nostri sensi. Come sai, sei l’unica cui concedo questo privilegio. Ora chiudo gli occhi, sotto quest’albero affannato che fatica a tenere i rami dritti, e controllo le altre.-

Desiderio appoggiò il bastone e una volta individuato il sasso più scomodo vi si sedette, chiuse gli occhi e iniziò a contare le pecore.

Fantasia, che lo aveva ascoltato mastibiascicando una foglia di Tiglio, sputò. Subito dopo drizzò le orecchiette verdi e con quel fare da mulo che l’ha sempre contraddistinta, s’incammino scoordinatamente verso la salita. La pecorella camminava fiutando ogni cosa, dalle feci di uccello alle primule sfiorite. Sì, le uniche cose che quella Mattina antipatica concedeva di distinguere, tra nebbia e mordace silenzio, erano i profumi. Tutto profumava senza fare luce, senza fare rumore. D’un tratto, mentre il sole forse toccava il mezzogiorno nascosto dalla persistenza della nebbia, Fantasia avvertì un regolare ticchettio, che assomigliava al suono dei sui zoccolini, ma che ben poco vi aveva in comune, data la regolarità. Incuriosita fece l’unica cosa concessagli dalle avverse condizioni climatiche: seguì quel curioso suono; la strada continuava a salire. E saliva e saliva, e anche se nessuno avrebbe mai scommesso un soldo su questo fatto, Fantasia continuava a salire, inseguendo il regolare rumore, rendendosi conto che in realtà quella strada non l’ aveva mai fatta. Desiderio le aveva insegnato più volte che se una strada sale troppo non può portare a nulla di buono, ma quel giorno, quel giorno aveva consigliato e insegnato la Nebbia. Dopo ore giorni o anni di cammino, nulla cambia ai fini dei fatti che successero, Fantasia arrivò al punto in cui la strada diventava spiana. Finalmente l’aria sembrava tersa e i gli uccellini la graffiavano cinguettando. Di più, Il sole era bellissimo e spirava quel vento meraviglioso in grado di far ridere i fili d’erba. Fantasia fu pervasa da un brivido, a partire dalle orecchiette verdi. Fermatasi, troppo spaesata per badare ai profumi, vide il ticchettio, il misterioso battito, finalmente poteva toccarlo. Era un oggetto molto luccicante, di forma quasi rotonda con un perno in cima, uno di quelli che non si vedono più: un perfetto orologio da taschino. In preda al panico e all’euforia, la stupida pecora agì da gazza ladra: cercò di afferrare l’orologio, lo ammaccò causa assenza di pollice opponibile e iniziò a belare, belava qualcosa di affine alla quinta sinfonia del maestro Beethoven. Ora direte: -cosa ne sa un ovino di musica romantica?- Non importa, a questo punto della storia non importa più chi sa cosa e chi sa come. Fantasia, euforica, inghiottì l’orologio e immediatamente smise di belare, come se tutta l’orchestra si fosse tuffata in un lago, a meno dei percussionisti, idrofobi, che dovettero restare sulla riva a sostenere il ticchettio dell’orologio. Niente più quinta sinfonia,bocca chiusa, alle orecchie verdi non giungevano più suoni, e Fantasia inizò a trottare lungo la discesa,la stessa che prima, di tanta salita, l’aveva afflitta. Ecco… trottare è un eufemismo, in realtà la pecorella assomigliava di più a un cinghiale zoppo, con la parte motoria del cervello in cortocircuito. Cosi come era salita, dopo giorni mesi o anni tornò da Desiderio, immobile nella stessa posizione in cui l’aveva lasciato, probabilmente ancora intento a calcolare il numero esatto di pecore che si schiantavano sulle sue palpebre.

-Bentornata Fantasia! Quanto sei sporca! Quanto sei “sudata” vecchia mia! proprio non potevi restar tranquilla oggi… eh?? Aspetta…oggi che giorno è?  Non vedo più la nebbia, qui è cambiato tutto!  La mia barba è da tagliare! Tu sei strana! Hai finito di masticare la tua stupida foglia? Perchè le tue orecchie non sono più verdi?  Se sei una pecora normale, adesso posso mangiarti?    Allora?-

Fantasia, che ormai masticava la foglia di tiglio ad ogni conversazione, sputò. Ma questa volta sputò lo Stupendo, anche se un po’ ammaccato, orologio da taschino. Il silenzio, prepotente quanto la mattina stessa non era, tornò a immergere tutto, eroso piano solo dal ticchettare di quel misterioso oggetto. Inutile descrivere la faccia di Desiderio, che da buon pastore ha sempre vissuto seguendo il sole, non gli orologi. Ma quel giorno, quel mese o quell’anno, quel TEMPO che Fantasia impiegò a salire e scendere, Desiderio non aveva potuto seguire il sole. Per lui aveva deciso la Nebbia, morbida amante delle chiuse palpebre su cui il gregge viveva. E come d’incanto il povero pastore comprese, poi raccolse l’orologio. Le orecchie di Fantasia Tornarono verdi.

Egli comprese quello che io non dirò, ma che ciascuno può interpretare a proprio modo e imparare dalla storia:

Solo Fantasia poteva fare a Desiderio il dono della consapevolezza del Tempo 

Solo il Tempo poteva fare a Fantasia il dono di Desiderio, un padrone

E solo Desiderio poteva capire che il Tempo non ha Tempo con Fantasia,

la brutta pecorella dalle orecchie verdi.

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