ll Banalismo

Banalismo

 

Capita spesso leggendo di  giudicare “idiozia” qualcosa o qualcuno. Me ne  compiaccio. E’ anche questo il piacere di vivere: Poter errare giudizio. Non siamo tenuti a giudicare bene o male, ma imprescindibilmente giudichiamo tutto. Il giudizio immediato e  istantaneo è  parte cromosomica di ciascuno. Me ne compiaccio. Scrivere è un pesante fardello, un’avvilente passione. Tutti dovrebbero  esplorare il mondo dell’espressione. Introduco oggi il termine Banalismo: brillante strumento espressivo.

Il Banalismo è un modo descrittivo  adottato da chi,  trovando  di peso eccessivo le parole, fa variare il registro in modo discontinuo, flette l’ironia in cinismo usando soggetti a prima vista “banali”, include elementi favolistici,  neologizza e  rende vano l’impiego della punteggiatura.

Il vero Banalismo è la capacità di causare Dolose Risse tra Figure retoriche.

Il  Banalismo è un modo piacevole di  fare sintesi mediante l’uso di metafore inaspettate, un modo esilarante di stupire, puo’ diventare efficiente studio del reale. La speculazione  metaforica, sotto mentite spoglie di  discorso da caffè, prende inizialmente a pugni il buon senso, intavola un gioco,  poi arriva alle vie dialogiche più profonde.

A concludere una serie di esempi:

 

–          Una nuvola gli ha capigliato  la zucca, piena di maltempo, come solo nel giorno di Halloween

–          La Formica ha giavellottato  una  Zucchina alla Rana, senza intendere che era la rana stessa a saltare.

–          La torre Sormontava una scapestrata frana. Il ponte levatoio a stento poggiava tra le rughe della terra e i  fossati, ricolmi di coccodrilli rosa, profumavano di pericolo. Arrivò Il cavalier Martino, cavalcando Rufy, la  pecora da tartufi, cinta da un salvagente: forse era inverno.

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