Il Tabacchino

Pianodark

In questa breve ma intensa digressione descriverò un’esemplare briciola di mondo.

4 Panchine, 3 alberi e  mezzo, davanti a un’affaticata chiesa di paese, un parco giochi degli anni 70, facevano da cornice urbana al Tabacchino. Ripensandoci, un negozietto decadente sempre caldo e umido, gestito da imbecilli. Era quello il fulcro, il cardo e il decumano della Micropoli. Ognuno passava dal tabacchino: gli zoppi, gli agricoltori, gli attori, i musici, le principesse, i magistrati e i droghieri, i maniscalchi e i Programmatori Java, gli addetti comunali e i Mercenari d’oriente. Una moltitudine di persone s’incrociava dal tabacchino e la fragranza delle sigarette fresche  rendeva l’alba meno fastidiosa,  il suono delle slot  faceva sembrare il canto del gallo euritmico. E  penso talvolta a quanto il cuore di un variegato paese Possa essere Medio, un fascio di vizi. Perennemente osservato da 4 Vecchi su una delle panchine, malpensanti e maldicenti, privi di qual si voglia ottimismo, intenti a patteggiare coi piani alti, a tessere il simulacro della vita. Davanti alla chiesa.  Il tabacchino.

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