Sogno di una Notte di mezz’inverno

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In silenzio, sgocciolavano i pensieri  dal soffitto, quella notte in cui scelsi di non ascoltare il cuscino. Pur di beffare il sonno ero disposto a sacrificare la geometria della ragione. La ricerca era quella del rumore e il silenzio solo una frustrazione. Sembrava cantasse l’omuncolo incastonato nella mente stanca di chi non sa soffrire, ma al telecomando di questo televisore  un Dio cieco aveva premuto il tasto “muto”. S’arricciava la sostanza di tutti gli oggetti che mi circondavano fino a collassare in una serie di puntini e il quadro sembrava il diagramma di un testo di Fisica: poche particelle e tanto vuoto, poche briglie e tanta energia. Gli uomini, gli uomini che studiano gli uomini, la chiamano Paura.
Ma il panico esiste solo per chi si scorda di non essere impotente sul ritmo del respiro. Inevitabilmente  i polmoni comprimevano e decomprimevano il materasso e quel ritmo era tutto mio.
C’era una fanciulla inconsueta, scura come il carbone, affacciata sui mattoni aggregati a far da sponda  al pozzo. I suoi occhi erano bianchi più dei denti, e la bocca socchiusa come a usare i sussurri invece del secchio, laddove la carrucola era diventata inutile.
<Pozzo po-pozzo delle mie Brame
chi è la più bella del Reame?>
E  l’acqua, già disapparsa da tempo, non rispondeva riflettendo  ne  rifletteva rispondendo. E la fanciulla non smetteva di chiedere, sentendosi più brutta ad ogni silenzio. Anche lei, come me, sentiva solo un cuore battere maldestro e al massimo il suo respiro, forse intonato col soffio del vento. Attorno al pozzo, piegati, una manciata di tulipani facevano da sentinella e quel pozzo sovrastava un campo, arso  da un incendio, poco distante dal suo villaggio, raso al suolo  da  un’orda di banditi. Jasmine, questo era il suo nome, dopo aver visto  la sua famiglia e la sua gente  venir uccisa senza pietà, trascorreva intere giornate ai bordi del pozzo. Sembrava parlasse da sola.
Di schianto un ruggito, ali enormi spezzavano il bianco delle nuvole rimaste, quel giorno bollente. Era Icaro il Drago, un serpentone alato e immenso, che sputava fuoco a più non posso. La Particolarità di Icaro era che nonostante le sembianze mostruose, le dimensioni e i modi, avesse i lembi della bocca concavi, al pari di un sorriso. Lo chiamavano “il drago sorridente”, gli anziani prima dello sterminio, e credevano  fosse il protettore del villaggio: gli bastava un battito di ciglia e uno sputo di fiamma per sgominare qualunque attacco, interi eserciti, intere popolazioni. Si raccontava di come avesse sempre protetto il villaggio, e dell’intimo legame che avesse col popolo di Jasmine. Recentemente non mancava la preoccupazione, era spesso assente ai riti e  agli appuntamenti e quando arrivava, in ritardo, aveva sempre qualche segno colorato sul corpo, le squame cangianti e la coda annodata: Icaro andava a Gnocca!!!!
Questa  la genesi della crisi, le ripetute assenze e la ragione per cui mancò durante l’ultimo attacco: stava cercando una compagna, e questa ricerca lo rendeva quasi insensibile alle innumerevoli richieste di auito da parte degli abitanti. Icaro non  sapeva che i Draghi femmina su quel pianeta non esistono e privilegiava un vorticoso cercare rispetto alle consuete attività.
Un soffio di fuoco grandissimo inondò il campo, il pozzo e infine la scura fanciulla, come a volerla incendiare. Lei Bruciò?
Noooooo!
Jasmine urlava e sorrideva mentre il fuoco le faceva solletico, muoveva i flussi di calore con strani gesti, si ergeva entro un vortice di fiamme che avrebbe disintegrato qualunque cosa.
Indistruttibile. Jasmine era indistruttibile. Era questo il suo segreto. Nessun invasore avrebbe mai potuto ferirla, la sua pelle, scurissima, era morbida ma immune alle lame, al fuoco, al caldo e  al freddo, questa la ragione per cui non morì col resto del villaggio. Atterrando Icaro le diede una testata così forte da spezzare una quercia, e  lei, rimbalzando per tutto il campo, rideva, lo rincorreva e tentava di abbracciarlo, facendosi lanciare in ogni dove, all’apparenza con inaudita violenza ma…
… Jasmine era indistruttibile, Il drago lo sapeva, giocavano insieme con forza e finta cattiveria incomprensibile da fuori. Dopo l’ennesimo colpo alla  fanciulla disse:
< Come stai oggi tesoro?>
<Bene,> rispose piegando lo sguardo <continuo a parlare con questo stupido pozzo, e non sento nemmeno l’eco delle mie parole.>
Lui  facendole una carezzache che avrebbe potuto spezzare un dinosauro, con gli artigli,  le disse:
<Qual è il tuo problema, Jasmine? Forse trovi più risposte parlando con me che con un mucchio di sassi.>
<Non so più se sono bella!>  e scoppiò in un dirompente pianto.
<Prima lo sapevi?>
< Certo, me lo ripetevano tutto il giorno, tutti quanti. Adesso tutti quanti son morti…>
Il  sapiente rettile rispose, dopo averla lasciata sfogare,
<Vedi piccola, sei davvero curiosa: non ti spezzi con nulla, ma ti disperi per cose stupide. Se altre persone avessero il tuo dono forse avrebbero già conquistato il mondo, tu invece parli con un pozzo, ormai ti vedo qui da mesi. C’è chi dice  che la bellezza sia simmetria, isometria delle forme, c’è chi dice che sia un attributo legato a profonde emozioni, altri dicono sia un giudizio desiderabile, altri ancora dicono la bellezza sia dannazione, ma forse nessuno arriva a capo di questa domanda. Potrei dirti che la bellezza è bellezza se non volessi aiutarti. Potrei dirti che sei bellissima oltre ogni immaginazione, che sei il sogno di ogni uomo, anche se hanno sterminato tutti quiggù, e anche per colpa mia. Mentirei. Io cerco qualcuno che mi apprezzi, una compagna, ormai da mesi… ma secondo te non so che sono l’unico della mia specie?
no… mi hanno fatto con le squame ma non imbecille. I vecchi saggi rammolliti generalizzano affermando che noi siamo i primi giudici di noi stessi, che non si possa piacere senza piacersi, anche se voi giovani ragionate al contrario. C’è anche chi elogia la solitudine e ti insegna a “saper star da sola”, senza cercare coccole al di fuori di te. Altri invece avranno paura del tuo corpo d’acciaio. Non mancherà mai una confusione perfetta  per disorientare completamente e farti vivere a caso, o parlare con un pozzo. Provo a darti una mano.
La bellezza è corruzione. La bellezza è impurità. La bellezza è sporca purezza.
E’ questo che la gente confonde spesso: la bellezza non è purezza o geometria, nemmeno purità, neanche armonia (e accidenti come è inflazionata quest’ultima parola). La bellezza è bruttezza da un altro punto di vista, è la dissonanza, è la diversità, è apparente incoerenza, forse è ricerca. La vita è bellezza, e la bellezza spesso non è che una decisione, un nome abusato. La bellezza è qualcosa che quando si nomina sparisce, è un concetto che scappa, ma è un concetto indistruttibile, proprio come te. Bellezza è non cercar bellezza, bellezza è abbandono e un sentire spontaneo. Bellezza è genuinità, è come un gusto di gelato.
Non ti ho detto niente? Non capisci forse?
Bellezza è qui e ora per sempre: il matrimonio dell’io col sè. E non ho  ancora detto la parola “amore”, sono esausto di scomodarla sempre. Bellezza è autoreferenza e sostanza sociale, è il tessuto delle cose, delle forme di vita. Qualcosa che genera appagamento? Ma si… va bene, è bello anche così. La bellezza è brutta cara Jasmine da una certa prospettiva, e il brutto è bello se chiudi gli occhi. La bellezza è una delle convinzioni più forti che l’uomo,o il drago, possa avere.
Hai capito?>
<Caro draghetto,> rispose lei con gli occhi lucidi <mi sembra di non aver afferrato una sola parola.>
Lui <Ma almeno sono riuscito  a stancarti col monologo?>
lei < No, mi affascinano le tue parole!>
Drago: <Quindi sono belle?>
Jasmine: <Si!!>
e col sorriso più marcato del solito, soddisfatto, Icaro si issò in volo e sparì all’orizzonte.
Jasmine abbandonò il pozzo,tacque, infine riprese il suo lungo viaggio: Bellissimo.

Pare i sogni non siano un linguaggio, in barba a Freud, ma posso assicurare che questo sogno invernale mi ha parlato.
Poi la luce, la sveglia e la vita normale: mi son svegliato tutto sudato.

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